13 giugno 2012 - La Danimarca, che presiede il semestre del Consiglio della Ue, ha sospeso le consultazioni tra i paesi membri in merito alla proposta di modifica della normativa in materia di OGM.
Il testo di riforma della Direttiva 2001/18/EC era stato presentato nel 2010 dalla stessa Commissione Ue per consentire ai singoli Stati membri la possibilità di limitare o vietare la coltivazione delle sementi geneticamente modificate, approvate a livello europeo, per motivi che non fossero in conflitto con la valutazione del rischio effettuata dall'EFSA sugli OGM. Un compromesso necessario per uscire dallo scontro fra esecutivo e governi nazionali che, in applicazione della legislazione vigente, possono ricorrere alla clausola di salvaguardia per bloccare la coltivazione delle piante biotech.
Lo scorso marzo, la Danimarca aveva presentato ai Ministri dell’ambiente una nuova proposta di discussione che prevedeva la possibilità, per uno stato membro, di chiedere alle aziende biotech di essere escluso dalle richieste di approvazione dell’evento transgenico e, nel caso le industrie rifiutassero di concedere l’esenzione, presentare opposizione presso la Commissione. In quella sede, però, il Consiglio non raggiunse un accordo risolutivo, trovando l’opposizione di una decina di Stati, alcuni dei quali non volevano il ritorno ad una nazionalizzazione della procedura di autorizzazione. Altri, invece, contestarono il fatto che la modifica avrebbe tra l’altro posto sullo stesso piano stati sovrani ed aziende private, attribuendo agli organismi di lobby un ruolo formale nel processo di decisione politica.
Nonostante i progressi compiuti, le consultazioni informali avviate dalla presidenza danese si sono quindi concluse con un nulla di fatto: ora la Danimarca bloccherà i lavori sugli OGM fino alla fine del proprio mandato, il 30 giugno, quando il dossier passerà a Cipro.
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PRESS RELEASE - 3173rd Council meeting Environment