09 marzo 2012 - Nessun accordo è stato raggiunto a Bruxelles sulle proposte di modifica del sistema di autorizzazione degli Ogm. Il Consiglio dei ministri europei dell’ambiente si era riunito per discutere una proposta di riforma presentata dalla Danimarca, che prevede la possibilità, per uno stato membro, di chiedere alle aziende biotech di essere escluso dalle richieste di approvazione dell’evento transgenico. Se le industrie rifiutano di concedere l’esenzione, lo Stato interessato può presentare opposizione presso la Commissione europea.
Si tratta di una soluzione di compromesso, considerate le profonde divergenze tra i diversi paesi membri, ma l’opposizione di Francia, Regno Unito, Germania, Belgio e Irlanda ha reso impossibile raggiungere un accordo, sia sulla proposta danese, sia sulla proposta iniziale della Commissione. Questa prevede che gli Stati membri possano decidere se vietare o meno la coltivazione di un OGM già approvato nella Ue per motivi chiaramente non in conflitto con la valutazione del rischio effettuata dall'EFSA ai sensi della legislazione sugli OGM.
In favore della riforma danese si è pronunciato il ministro Clini. “In uno spirito di compromesso – ha infatti dichiarato il responsabile del dicastero dell’ambiente - confidando nella possibilità di rivedere alcuni punti in occasione dei prossimi lavori sul testo al Parlamento europeo, e a condizione che anche gli altri paesi diano prova di analoga flessibilità, l'Italia è disposta ad accettare la proposta della presidenza danese”.
Le organizzazioni ambientaliste sono contrarie al compromesso, che porrebbe sullo stesso piano stati sovrani ed aziende private, attribuendo agli organismi di lobby delle aziende un ruolo formale nel processo di decisione politica.
Alla luce del mancato accordo la Danimarca bloccherà i lavori sugli OGM fino alla fine del suo mandato, il 30 giugno.
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Agenzia Agi