Dopo le discussioni degli anni Novanta sul “deficit democratico” nella
governance della scienza, molti teorici hanno sottolineato l’importanza del coinvolgimento del pubblico e della creazione di nuove forme di
governance partecipativa all’interno dei processi decisionali riguardanti la ricerca scientifica. Obiettivo principale era avvicinare scienza e società e garantire legittimità democratica alle istituzioni e agli attori coinvolti, assicurando trasparenza e responsabilità. Proprio a partire dalla fine degli anni Novanta, alcuni governi hanno dunque cominciato a riconoscere la necessità di processi di politica della scienza più aperti al contributo del pubblico.
I risultati ottenuti, però, sono stati modesti. Alcuni studi sulle procedure partecipative realizzate a livello europeo hanno mostrato un coinvolgimento del pubblico piuttosto frammentario e conclusioni deludenti, sia riguardo il controllo democratico sulla scienza, sia rispetto alle preoccupazioni della società. Per questo il dibattito recente si è spostato sulla distinzione tra le varie tipologie di esercizi di partecipazione e i loro obiettivi, con lo scopo di identificare le strategie più efficaci.

Negli ultimi anni i benefici derivanti da un modello partecipato di ricerca scientifica sono stati evidenziati da vari organismi internazionali. La valenza oggettiva e universale di questo dato viene ancor più legittimata quando si parla di ricerca in campo agroalimentare.
Nelle più recenti pubblicazioni degli organismi internazionali, a cominciare da quelle della FAO, si riconosce la necessità di superare l’attuale modello di ricerca nel quale i fruitori finali sono soggetti passivi, e non, come invece dovrebbe essere, protagonisti consapevoli e informati.
Le esperienze fin qui maturate dimostrano che il coinvolgimento dei portatori di interesse determina una minore conflittualità ed una maggiore facilità di penetrazione dei prodotti della ricerca, stimolando innovazione sia di prodotto che di processo.

Ad esempio, i progetti
CURA (Community-University Research Alliance1), programma di ricerca scientifica partecipata promosso dal Governo federale canadese all’interno dei “Finanziamenti alla Ricerca Strategica”,e
PICRI (Partenariats Istitutions-Citoyens pour la Recherche e l'Innovation), programma di aiuti regionali destinati a sostenere il dialogo tra scienza e società, rappresentano due casi esemplari di investimento sulla produttività dei “diritti di cittadinanza scientifica”.