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Impact of Genetically Engineered Crops on Farm Sustainability in the United States


The National Academy Press

Archivio Dal Mondo
19 aprile 2010
Il Centro nazionale per la ricerca statunitense, un organo no profit che comunica i risultati dei propri studi direttamente al Congresso Usa, ha pubblicato la prima valutazione economica, ambientale e sociale della coltivazione delle piante transgeniche a partire dalla loro introduzione nel 1996.
La stima fatta dall’apposito Comitato circa l’impatto della biotecnologia sull’ economia e la sostenibilità delle aziende agricole è nel complesso assolutoria, anche se a tratti ambivalente. Gli agricoltori ne avrebbero tratto benefici in termini di produttività, per la accresciuta resistenza delle piante agli infestanti e agli attacchi degli insetti predatori. Si sarebbe ridotto l'utilizzo degli agrofarmaci, con effetti positivi non solo di natura economica ma soprattutto ambientale, quali il miglioramento della qualità dell’acqua e la minore erosione del terreno. Tuttavia, il Comitato mette in evidenza la mancanza di dati e il fatto che le maggiori agenzie pubbliche non hanno infrastrutture per analizzare gli effetti degli OGM sull’acqua; segnala inoltre che fare affidamento su un’unica tecnologia invece che su una combinazione di pratiche agricole costituisce un limite.
Il rapporto conferma anche i risultati di studi precedenti sulle carenze della tecnologia. Almeno due tipi di insetti avrebbero sviluppato la resistenza al Bt, problema per cui l’EPA, l’Ente per la protezione ambientale, dovrebbe raccomandare ai coltivatori di piante transgeniche la creazione di apposite “aree rifugio”. Almeno 9 specie di erbacce avrebbero inoltre sviluppato la resistenza al glifosato, il componente base del Roundup Ready della Monsanto, rendendo quindi necessario il ricorso a maggiori dosaggi del potente erbicida. Per la gestione del problema il rapporto consiglia l’uso di un mix di diserbanti diversi, con rischi accresciuti per la salute umana e l’ambiente. Lo studio minimizza sulle conseguenze indirette, quale il costo crescente dei semi brevettati non controbilanciato da rese maggiori, il monopolio da parte di poche aziende e la contaminazione, fattori che limitano lo sviluppo e il mercato dei semi convenzionali e biologici.

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