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Sovranità alimentare dei popoli - Forum 2009

17 Novembre 2009

comunicati stampa ogm e biotecnologieQuale cibo si produce, come e a vantaggio di chi?
Una riflessone sul terzo gruppo di lavoro del Forum


Di Luca Colombo
Fondazione Diritti Genetici


Il Fourm della Sovranità Alimentare dei Popoli è stato occasione per la Fondazione Diritti Genetici di veicolare le sue analisi e le sue proposte nel quadro dell’azione globale che le organizzazioni sociali intendono promuovere per la realizzazione della sovranità alimentare. La Fondazione ha infatti avuto l’opportunità di contribuire a costruire il ragionamento intorno al terzo gruppo di lavoro (dedicato a “Quale cibo si produce, come e a vantaggio di chi”), in qualità di facilitatore, ossia realizzando la bozza di discussione tematica e affiancando le co-presidenze (un uomo e una donna) che hanno guidato le tre sessioni di discussione sul tema. Obiettivo principale era quello di integrare nel ragionamento sulla sovranità alimentare le due polarità più esposte alla fragilizzazione dei sistemi alimentari: produttori & consumatori.

La discussione si è incardinata sulla base del background paper predisposto nelle tre lingue di lavoro alla vigilia del Forum che, oltre a indicare le principali criticità che si presentano sul fronte della produzione e circolazione degli alimenti, si concentrava prevalentemente sull’identificazione delle coordinate che devono orientare il cammino da seguire, cercando di mettere al centro della discussione proprio la parte positiva dell’agenda di lavoro.

Il confronto nel corso delle tre sessioni di discussione è stato molto ricco e articolato e rifletteva la ratio del documento di base: la prima sessione era consacrata alla ricostruzione dello stato dell'arte, delle criticità, dei protagonisti del sistema agroalimentare, di fronte alle sfide dell'insicurezza alimentare e del caos climatico. Sotto questo profilo è interessante sottolineare un dato: pur nella diversità di contributi e di punti di vista di donne e uomini che provengono dalle diverse regioni del globo e in rappresentanza di differenti realtà sociali, si è ‘naturalmente’ manifestata una significativa unità e coerenza di analisi: centralità dei piccoli e medi produttori di alimenti, prevalenza di reti alimentari sostenute su sistemi di produzione locali, modello agro-ecologico, compatibilità climatica e ambientale della produzione di alimenti quale premessa alla produzione alimentare, partecipazione ai processi decisionali e alla definizione delle linee di ricerca e innovazione sostenibile, sintetizzano i messaggi chiave trasmessi dai partecipanti, così come l'identificazione delle responsabilità riconosciute nell'industrializzazione dei processi di filiera, nell'intensificazione nell'uso di input chimici ed energia esogeni all'azienda agricola, nell'alienazione dei processi di ricerca lontani dai campi dei produttori.

La parte costruttiva del processo di riflessione appariva più complessa, ma è stata alfine articolata con una lucidità per certi versi sorprendente. La Fondazione Diritti Genetici aveva il compito di avviarla identificando le sfide principali che la cosiddetta ‘agenda positiva’ ci pone davanti e invitando i partecipanti a fornire contributi che permettessero di mettere a sistema le esperienze virtuose locali e di identificare strumenti funzionali alla causa globale. Dopo un primo giro di interventi che aiutassero a definire il perimetro della discussione, tre blocchi di ragionamento sono stati suggeriti:

1.come rendere operativo il modello ecologico tenendo presente i contesti urbani e le strutture di mercato
2.come aumentare la produzione di beni alimentari e quale sistema di ricerca e di investimento ne deve sostenere lo sviluppo
3.come riappropriarsi di un cibo a rischio di ‘commodificazione’, accorciando le filiere e migliorando le diete

Si trattava quindi di identificare gli strumenti operativi da adottare per garantire maggiore produttività assicurando la sostenibilità dei processi produttivi e la fornitura di alimenti sani alla platea di consumatori rurali e urbani; per sviluppare un sistema di ricerca partecipato che faccia leva su conoscenze e risorse endogene al tessuto produttivo nella riconnessione tra uomo&ambiente e produttore&consumatore, fondato su una innovazione condivisa dai principali portatori di interesse; per sottrarre il cibo alla sua industrializzazione e finanziarizzazione riconducendolo al suo primario ruolo di alimentare essere umani con una dieta equilibrata, sana e sostenibile, consci che oggi la metà della popolazione mondiale abita aree urbane.

Tra le principali risposte individuate nel corso del confronto, la necessità di restituire agibilità ai produttori di alimenti sui propri mercati locali, sul sistema di conoscenze e tecniche legato a produzione e conservazione del cibo; il valore centrale del cibo nel sistema di relazione fra individui e paesi e la subordinazione delle logiche commerciali a quelle dei diritti umani fondamentali, limitando usi del cibo estranei all’alimentazione umana come quelli che caratterizzano la zootecnia intensiva e gli agrocarburanti; l’esigenza di riappropriarsi di un sistema di ricerca agricola ormai alieno alle logiche e agli interessi dei produttori di alimenti; la sostenibilità dei consumi, carnei e non solo, in una logica di mitigazione e attenzione ai cambi climatici; la disseminazione di esperienze virtuose e di saperi che necessitano di appropriate fonti di finanziamento che aiutino la circolazione orizzontale delle conoscenze.

La discussione, cui hanno contribuito almeno metà delle circa 150 persone che hanno partecipato ai lavori del terzo working group, è stata ricca di spunti e testimonianze provenienti da ogni regione del pianeta, ma forse ha visto il contributo dei soggetti che erano espressione delle realtà urbane e degli aspetti legati al consumo di cibo peccare di scarso protagonismo, a fronte della forza e della compattezza delle voci rappresentative dei settori rurali e della produzione di alimenti. È questa la dimensione che la sovranità alimentare dovrà essere capace di far lievitare per completare ulteriormente un ragionamento di attenzione al cibo e a chi lo produce, ma anche di quell’umanità che lo deve consumare in quantità e qualità adeguate ai bisogni nutrizionali e culturali, ossia la sua totalità.

La Dichiarazione finale riporta in un intero capitolo le principali conclusioni e indicazioni emerse nel gruppo di lavoro e le sue richieste più forti, fra le quali una moratoria sugli OGM e sugli agrocarburanti.



17 novembre 2009

comunicati stampa ogm e biotecnologieDeclaration from Social Movements/NGOs/CSOs Parallel Forum to the
World Food Summit on Food Security

Uno no vende la tierra por la cual camina su pueblo
Tashunka Witko - 1840 – 1877

We, 642 persons coming from 93 countries and representing 450 organisations of peasant and family farmers, small scale fisher folk, pastoralists, indigenous peoples, youth, women, the urban people, agricultural workers, local and international NGOs, and other social actors, gathered in Rome from the 13 -17 of November, 2009 united in our determination to work for and demand food sovereignty in a moment in which the growing numbers of the hungry has surpassed the one billion mark. Food sovereignty is the real solution to the tragedy of hunger in our world.

Food sovereignty entails transforming the current food system to ensure that those who produce food have equitable access to, and control over,land water, seeds, fisheries and agricultural biodiversity. All people have a right and responsibility to participate in deciding how food is produced and distributed. Governments must respect, protect and fulfil the right to food as the right to adequate, available, accessible, culturally acceptable and nutritious food.

Governments have obligations to provide emergency aid. But this must not undermine food sovereignty and human rights. Emergency aid should be procured as locally as possible and must not be used to pressure countries into accepting Genetically Modified Organisms (GMO).Food must never be used as a political weapon.

We call attention to the violations of rights of people, both urban and rural, living in areas under armed conflict or occupation and in emergency situations. The international community must urgently address violations of human rights like those related to forced displacement,confiscation and alien exploitation of property, land, and other productive resources,demographic manipulation and population transfers.

WHO DECIDES?

We declare our support for the renewed Committee on World Food Security: We take particular note of the commitment of those Heads of State present at the FAO Summit have shown to this important body in their Declaration. We emphasize the fundamental importance of the
renewed CFS as the foremost inclusive international policy body for food and agriculture within the UN system, and as an essential body where the knowledge and perspectives of those whose daily labours have fed humanity for generations are not only heard, but also acted
upon. We assert the centrality of the Right to Food as a principle to guide all elements of the Committee on World Food Security’s work.

We express concern that the CFS is not receiving the funding appropriate to the ambition of its work programme. We urge FAO member states to back their political commitment with financial resources. We also note that much work remains to be done within the CFS to ensure that there is coherence between the different organs of the global food and agricultural institutional architecture.In this regard, we are extremely concerned by the proposed World Bank Global Agriculture and Food Security programme whose governance mechanism appears undemocratic, un-transparent, and destined to lead to a replication of past mistakes. As long as institutions such as the WTO continue to privilige commercial interests over the globally
marginalised and malnourished, hunger will continue to stalk the world.

Civil society has played a fundamentally important role in the CFS reform process, opening up a critical space which we intend to fully occupy in a responsible and effective manner. In so doing we will ensure that the voices of the excluded continue to be heard at the heart of food and agricultural policy-making and governance, at all levels. However, whilst we value the work that has been done, and hold high expectations regarding the CFS’s future achievements, we will vigilantly monitor its work to ensure that member states follow through on their commitment to create an effective mechanism that is strong in its powers of coordination at all levels; able to hold its members to account; and start now to realise its commitment to
develop a Global Strategic Framework for food security and nutrition.

ECOLOGICAL FOOD PROVISION

We reaffirm that our ecological food provision actually feeds the large majority of people all over the world in both rural and urban areas (more than 75%). Our practices focus on food for people not profit for corporations. It is healthy, diverse, localised and cools the planet.

We commit to strengthen and promote our ecological model of food provision in the framework of food sovereignty that feeds all populations including those in marginal zones like small islands and costal areas. Our practices, because they prioritise feeding people locally, minimise waste and losses of food and do not create the damage caused by industrial production systems. Peasant agriculture is resilient and can adapt to and mitigate climate change. We insist, however, that food and agriculture be kept out of carbon market. We will defend and develop our agricultural, fisheries and animal biodiversity in the face of the aggressive commodification of nature, food and knowledge that is being facilitated by the ‘new Green Revolutions’. We call for a global moratorium on GMO. Governments must protect and properly regualte domestic food markets. Our practices require supply management policies in order to
secure availability of food and to guarantee decent wages and fair prices. We are ready to discuss new legal frameworks to support our practices.

We call for a reframing of research, using participatory methods, that will support our ecological model of food provision. We are the innovators building on our knowledge and skills. We rehabilitate local seeds systems and livestock breeds and fish/aquatic species for a changing climate. We commit to promote the findings of IAASTD (International Assessment of Agricultural Knowledge, Science and Technology for Development). We call for accountability
by researchers. We reject corporations’ control of research and will not engage in forums that are dominated by them. We will promote our innovations through our media and outreach programmes for capacity building, education and information dissemination.

We will strengthen our interconnecting rural - urban food webs. We will build alliances within a Complex Alimentarius - linking small-scale food providers, processors, scientists, institutions, consumers - to replace the reductionist approach of the Codex Alimentarius. We commit to shorten distances between food provider and consumer. We will strengthen urban food movements and advance urban and peri-urban agriculture. We will reclaim the language of
food emphasising nutrition and diversity in diets that exclude meat provided from industrial systems.

CONTROL OVER FOOD PRODUCING RESOURCES

Land grabbing by transnational capital must stop. Landlessness and land grabbing have intensified in the wake of the global food crisis, deforestation, sequestering of water bodies, privatization of the sea inland waters and coastal zones. Land and water confiscation and isolation practiced by occupying forces must be stopped. Countries and companies are colluding in alarming land grabbing practices. In less than a year, over 40 million hectares of
fertile land in Africa, Asia, Latin America and Eastern Europe have been usurped through these deals, displacing local food production for export interests.

Instead of promoting large-scale industrial agricultural investments, we urge our governments and the FAO to implement structural changes implied in the Declaration of the International
Conference on Agrarian Reform and Rural Development (ICARRD) and in the UN Declaration on the Rights of Indigenous Peoples. The International Planning Committee for Food Sovereignty (IPC) must play a critical role in ensuring the effective participation of social movements and civil society organizations.

We demand comprehensive agrarian reforms which uphold the individual and collective/community rights of access to and control over territories. All States must implement effective public policies which guarantee community (those whose derives their livelihood)
control over all natural resources. Strong accountability mechanisms to redress violations of these rights need to be in place. Gender equity and the youth interests must be at the heart of genuine agrarian and aquatic reforms. Reforms should guarantee women and youth full equality of opportunities and rights to land and natural wealth, and redress historical and ongoing discrimination.

Access to water is a human right. Water must remain in the “commons” and not be subject to market mechanisms of use and governance. Aquatic reforms should give legal recognition,protection and enforcement of the collective rights of small-scale fishing communities to access and use fishing grounds and maritime resources.

Closure of pastoralists routes and expropriation of lands, natural wealth and territories from local communities through economic concessions, big plantations, industrial agriculture and aquaculture, tourism and infrastructure projects and any other means must come to an end.Gathered food is also an important source to feed many of our communities and therefore deserves specific protection.

The rights to territory for indigenous peoples encompass nature as a living being essential to the identity and culture of particular communities or peoples. As guaranteed by Articles 41 and
42 of the UN Declaration on Indigenous Peoples Rights, we call FAO to adopt a policy for Indigenous Peoples , to recognize Indigenous Peoples’ Territorial Rights, and to ensure their participation in resource decisions. .We urge FAO and IFAD to create a Working Group with Indigenous Peoples in the CFS.

We reject intellectual property rights over living resources including seeds, plants and animals.De facto biological monopolies –where the seed or breed is rendered sterile – must be banned.
We will keep the seeds in our hands. We will keep freely exchanging and saving our seeds and breeds. We value our traditional knowledge as fishers, livestock keepers, Indigenous Peoples and peasants and we will further develop it to be able to feed our communities in a sustainable way. Our songs and tales express our cosmovision and are important to maintain our spiritual relationship with our lands.

CIVIL SOCIETY COMMITMENTS

We commit ourselves to increase our level of organization, build broad and strong alliances and promote joint actions, articulations, exchanges, and solidarity to speak with a strong voice for defending our food sovereignty. We are convinced that only the power of organized peoples and mobilization can achieve the needed changes, thus our principal task is to inform, raise awareness, debate, organize and mobilize people.

Women participants in the forum, noting the systematic oppression of women through the processes of globalization and corporatization of agriculture, fisheries and livestock, intensified by patriarchy, commit ourselves to achieving equality in representation and decision making bodies. We demand gender justice, peace and respect for the rights of women, including common property rights. Our rights over seeds, productive resources, our knowledge and our
contributions to enhancing resilience must be respected, valued and protected. Women agricultural workers and their communities must be assured safe working conditions and fair wages.

Youth participants of the forum reaffirm that young people are key to the development and implementation of ecologically and socially sustainable agriculture policies. All decision making bodies must ensure the effective participation of young people. We insist on agricultural,fisheries and livestock education (formal and informal) from an early age, and the FAO and IFAD should provide adequate funds for capacity building training at all levels to address the
needs of young people and rural women. Our commitment to food sovereignty includes a demand that the Committee on Food Security be transformed into the “Committee for Food Sovereignty” and a call for a moratorium on agrofuels.

We engage ourselves to collectively accept our responsibilities to mobilize from the local to the international levels in our struggles for food sovereignty. We claim the control and the autonomy of our processes of organisation and alliances and we will further enhance our mutual accountability by valuing the wealth of our diversity and in the respect for our autonomies. We recognise the essential role of the IPC in the facilitation of alliance building.

We demand Food Sovereignty now!


16 novembre 2009

comunicati stampa ogm e biotecnologieTerzo giorno di lavoro al Forum della sovranità alimentare e apertura del Summit ufficiale della FAO. I due incontri si tengono a un paio di chilometri l'uno dall'altro, ma la distanza non potrebbe essere maggiore: in termini di 'clima', di spirito, di riflessione e di soluzioni.

QUESTIONE DI 'CLIMA'

Distanza in termini di ‘clima’ sia perché il forum è ricco di sorrisi, amicizia, voglia di identificare un cammino comune, consensuale, ambizioso, sia perché la liaison tra agricoltura e caos climatico è chiara e immediata a tutti: adattamento e mitigazione sono le due chiavi con cui si guarda al contributo che l'agricoltura può dare alla risoluzione dei cambiamenti climatici. Ma è altresì chiaro al Forum che esiste un'agricoltura intensiva, chimica, industriale, che contribuisce all'aggressione climatica, e un'agricoltura di piccola e media scala, agro ecologica, volta al mercato locale, che è al contempo vittima dei mutamenti climatici e una risposta alla riduzione delle emissioni e alla cattura di CO2. Un clima che non si respira alla FAO e che non si respirerà a Copenhagen, come emerge dalla recente presa di posizione di USA e Cina, i due giganti economici e climatici, costringendoci così a respirare un pessimo clima per i prossimi anni a venire.

LO SPIRITO DEL FORUM

Distanza in termini di spirito, perché il forum sta progressivamente individuando una traiettoria comune e condivisa per il lavoro da portare avanti: il consenso emerge con estrema facilità non solo nella parte analitica e di critica, ma anche nella maggior parte delle proposte avanzate, quelle che devono contribuire a costruire un'agenda positiva una volta rientrati ognuno nei propri contesti sociali e geografici. Questo aiuta lo spirito, soprattutto di chi nei territori e nei propri settori produttivi affronta lotte che talvolta sono anche cruente e che possono essere affrontate sentendosi meno soli.

RIFLESSIONE COME PARTECIPAZIONE

Ma la distanza tra le due iniziative riguarda anche la riflessione. Il Forum della società civile è uno spazio dove si elabora, e dove il vissuto, le esperienze, le pratiche vengono socializzate e diventano oggetto di riflessione in chiave collettiva. Ma anche perché in questo contesto la riflessione assume un carattere dinamico: l'incontro della società civile non è un appuntamento rituale, eppure costituisce una tappa del cammino comune avviato in queste forme nel 1996, con il primo forum della società civile, dove l'approccio della sovranità alimentare fu avanzato per la prima volta in un contesto internazionale e intersettoriale. Si fa tesoro di quanto già elaborato e si arricchisce con punti di vista diversi e nuovi attori (il soggetto integrato in questo processo dentro la cornice della sovranità alimentare, rispetto ai precedenti incontri, è la realtà dei poveri urbani e del mondo del consumo degli alimenti ) e si completa in progress quanto già maturato. Tutta un'altra marcia rispetto al rituale stanco dei Summit, dove -leggendo la Dichiarazione che i capi di stato e di governo adotteranno alla FAO- non si scorge un cambio di passo e di mentalità rispetto alle ricette ammuffite già avanzate, che ci hanno portato all'effetto domino che ha visto crollare uno dopo l'altro i sistemi alimentari, energetici, finanziari, economici: produttività, libero mercato, assistenza umanitaria di emergenza vengono ormai recitati come un mantra ipnotico.

UNA SOLUZIONE (BIO)DIVERSA

La distanza c’è anche in termini di soluzioni. Responsabilmente il forum presenta, a noi stessi e al mondo, proposte e un'agenda positiva su come uscire dalla crisi strutturale in cui siamo precipitati: garantire il diritto al cibo, rinfrescare il clima, proteggere la biodiversità e le altre risorse naturali, democratizzare i processi, le politiche e le prassi agroalimentari, promuovere il protagonismo di donne, giovani e popoli nativi, oltre a rappresentare un dovere morale, sono un quadro di riferimento per l'azione che il forum ha individuato. Soluzioni che nel vocabolario del forum sono inevitabilmente al plurale: non un ricettario universale, ma la ricerca di risposte tarate sulle diverse istanze sociali e sui differenti contesti territoriali ed ecologici per chi fa della diversità biologica, sociale, culturale e produttiva una strategia di tutela e promozione di persone e ambiente.


14 novembre 2009

comunicati stampa ogm e biotecnologiePRESS RELEASE

COSTRUIRE LA SOVRANITA' ALIMENTARE DIPENDE DALLA DEMOCRATIZZAZIONE DEL PROCESSO DECISIONALE

Il Forum è si aperto ieri con l'intervento di Oliver de Schutter, relatore speciale delle Nazioni Unite sul Diritto al Cibo. De Schutter è stato ottimista sulla nuova architettura di governo mondiale della sicurezza alimentare, che rende il Comitato sulla Sicurezza Alimentare Mondiale (CFS), la figura centrale.

La riforma del CFS aiuterà a superare la precedente mancanza di coordinamento fra i vari attori - che aveva lasciato il controllo delle decisioni nelle mani dei soli governi nazionali - attraverso il meccanismo “un paese – un voto” della FAO delle Nazioni Unite. Il nuovo CFS dovrebbe definire orientamenti chiari in cui – ed è questa la grande novità – possono partecipare la società civile, il settore privato, e le altre istituzioni internazionali. Olivier De Shutter ha avvertito il forum della società civile della necessità di una costante vigilanza, per garantire l'attuazione delle linee guida poltiche approvate. Il relatore ha sottolineato che la gestione finanziaria dei fondi ricadrà principalmente sulla Banca Mondiale, il che dimostra una totale mancanza di connessione tra coloro che stabiliscono le linee guida e coloro che avranno la facoltà di metterle in pratica. E' proprio la Banca mondiale che, attraverso la spinta delle politiche neoliberiste, ha generato così tanta povertà nel mondo, in particolare nel settore rurale.

De Schutter ha spiegato che uno degli errori principali fatti negli ultimi 25 anni è stata la marginalizzazione degli uomini e delle donne impegnate in produzione su piccola scala, i pescatori tradizionali, le donne rurali, la gioventù rurale, i lavoratori rurali, i pastori e i popoli indigeni. Costruire la Sovranità Alimentare si può, basandosi sulla democratizzazione dei processi decisionali che riguardano il mondo rurale e quello dei piccoli agricoltori. Dal momento che questi spazi sono aperti, come il professor de Shutter spera, si creerà la necessità di sforzi da parte della società civile per organizzarsi e partecipare. La costruzione di un diverso Forum come quello a cui stiamo partecipando, dimostra la volontà e la capacità già esistente, con l'obbiettivo di ottenere questo risultato.
Prima di continuare il dialogo con i partecipanti del Forum, Olivier ha trasmesso l'importanza delle informazioni di prima mano da chi produce cibo, al fine di poter sviluppare il suo ruolo: rivelare delle verità scomode. Il pubblico ha continuato a fornire a De Schutter un gran numero di queste verità.
Al termine della riunione con il relatore, la maggior parte dei partecipanti al Forum hanno preso parte a una cerimonia inusuale. Su uno dei sette colli di Roma, in piazza del Campidoglio, i rappresentanti delle diverse popolazioni indigene hanno pregato la Madre Terra, gli antenati e le divinità, per ottenere la saggezza necessaria a "guarire" il nostro pianeta, la Terra dei nostri discendenti. In un angolo il vicedirettore della FAO e il Presidente del Consiglio Comunale hanno seguito attentamente la Cerimonia Mistica.



13 novembre 2009

comunicati stampa ogm e biotecnologieORE 16-18: “Senza il contributo della società civile le mie raccomandazioni sarebbero lettera morta”.

Incontro con il Relatore Speciale dell'ONU sul Diritto al cibo, Olivier De Schutter.


Il Forum si è aperto con l’incontro con il Relatore Speciale dell'ONU sul Diritto al cibo, Olivier De Schutter, continuazione ideale di un confronto già avviato all’inizio del suo mandato di Relatore Speciale. Nel giugno 2008 De Schutter partecipò infatti ai lavori del “Forum Terra Preta”, a Roma, in parallelo alla conferenza convocata dalla FAO sulla scia della fiammata dei prezzi agricoli all’origine della crisi alimentare.


ASCOLTARE LA SOCIETA' CIVILE

Il desiderio di ascoltare quanto le organizzazioni della società civile hanno da dire e proporre è stata la dichiarazione di apertura del suo intervento, una disponibilità all'ascolto e al dialogo che si era già manifestata nel corso degli ultimi mesi, in particolare in occasione del processo di riforma del Comitato di Sicurezza Alimentare (CFS l'acronimo inglese) della FAO. Un contributo, quello della società civile, “senza il quale le mie raccomandazioni rimarrebbero lettera morta”, ha sottolineato De Shutter.

IL DIRITTO AL CIBO

Il Relatore speciale ha posto la questione del diritto al cibo nel quadro delle dinamiche di produzione sostenibile degli alimenti e della sfida climatica, che crea una pericolosa aleatoreità dei sistemi produttivi e determina la volatilità dei prezzi dei generi alimentari. In questi termini, il diritto al cibo e la sovranità alimentare rappresentano due modalità complementari e simili di approcciare la questione alimentare, l'uno fornendo un quadro molto operativo cui le istituzioni devono ricondursi, e l'altro rifacendosi al principio di democratizzazione dei sistemi alimentari, su cui il diritto alimentare deve far leva.

IL RISCHIO BANCA MONDIALE

Nell'intervenire sul quadro di governance che si sta ridefinendo alla luce della crisi alimentare, De Schutter ha poi richiamato l'attenzione sui rischi connessi all'iniziativa della Banca Mondiale di canalizzare risorse per nuove politiche di sicurezza alimentare, inevitabilmente lavorando su priorità e aree che possono non coincidere con quelle definite nell'ambito del Comitato di Sicurezza Alimentare, minandone ruolo e orizzonte operativo.


IL PANEL DI ESPERTI DEL CFS

Nel quadro della riforma del CFS, la costituzione di un panel di alto livello di esperti è stata a sua volta oggetto di attenzione da parte del Relatore speciale in relazione alla sua composizione, che rischia di riflettere le indicazioni governative di nomi che appartengono a un sistema 'baronale' e accademico che difficilmente potrà portare un contributo che metta in discussione il paradigma scientifico e produttivo che questi soggetti hanno contribuito a determinare.


CIBO E AMBIENTE

Gli aspetti ambientali sono stati particolare oggetto di attenzione da parte di De Schutter, che ha segnalato come il degrado ecologico abbia un impatto diretto sul diritto al cibo, in primis in ambiente rurale.

L'AGENDA DEI PROSSIMI MESI

Il Relatore ha anche anticipato i temi su cui si concentreranno i suoi prossimi rapporti destinati all'Assemblea delle Nazioni Unite: nel marzo 2010 verrà affrontato il ruolo delle corporation del sistema di filiera agroalimentare relativamente al diritto al cibo; a ottobre dello stesso anno il tema spinoso dell'accesso alla terra e della riforma agraria, mentre nel marzo 2011 verrà consegnato il rapporto sulla relazione fra donne, infanzia e nutrizione.

IL CONTRIBUTO DEI DELEGATI

L'incontro è stato caratterizzato da tanti e ricchi contributi da parte dei delegati presenti, di cui vanno segnalate in particolare la vivacità e la densità politica delle numerose donne intervenute, che hanno introdotto non solo temi relativi alle problematiche di genere, ma anche questioni 'globali' relative all'accesso e al controllo delle risorse, ai diritti collettivi, alle pratiche sostenibili di produzione.


L'APPLAUSO DEL PUBBLICO

Un lungo applauso ha chiuso l'incontro, un apprezzamento corale non solo a quanto De Schutter ha detto nel pomeriggio, ma alla sua opera preziosa di difesa del diritto al cibo e dei soggetti vulnerabili che lo producono e che se ne devono cibare.


ORE 16: FORUM AL VIA


Sicurezza alimentare, accesso alle risorse, diritto al cibo. Sono alcuni dei temi in agenda nel “Forum della Società Civile per la Sovranità Alimentare dei Popoli 2009” che si apre oggi pomeriggio a Roma e proseguirà fino al 17 novembre con seminari, incontri, gruppi di lavoro che coinvolgeranno centinaia di rappresentanti di contadini, popoli indigeni, organizzazioni non governative provenienti da ogni parte del mondo.

COME SARA’ ORGANIZZATO IL FORUM

Ci saranno sessioni plenarie, gruppi di lavoro tematici e assemblee di gruppi omogenei. Mentre le prime saranno funzionali ad adottare il piano d’azione e i documenti e le dichiarazioni finali del forum, i gruppi di lavoro e le assemblee approfondiranno i contenuti e saranno un’occasione di incontro interno a specifiche realtà sociali.

GRUPPI DI LAVORO

Saranno quattro. Il primo si occuperà di GOVERNANCE DEL SISTEMA AGROALIMENTARE, cioè chi prende le decisioni sulle politiche agricole e di sicurezza alimentare e attraverso quali processi consultativi e negoziali con le controparti sociali; si dibatterà in particolare di come valorizzare il processo di riforma del Comitato di Sicurezza Alimentare appena varato dalla FAO.

Il secondo si concentrerà su ACCESSO E CONTROLLO DELLE RISORSE naturali e produttive, sulla scia dell’attuale aggressione sulle terre fertili che prende il nome di land grabbing e dell’irrigidimento degli strumenti di proprietà intellettuale sulle forme viventi, a fronte dell’interesse di rimettere al centro dell’attenzione sociale e delle politiche i diritti collettivi sui beni comuni.

Terzo tema in agenda la SOSTENIBILITÀ DEI PROCESSI DI PRODUZIONE E CONSUMO degli alimenti, alla luce del caos climatico (e del ruolo che l’agricoltura gioca in chiave di mitigazione e adattamento), della concentrazione di potere sui processi di filiera e del necessario rinnovamento delle logiche di ricerca&innovazione.

Il quarto gruppo si concentrerà invece sull’ ACCESSO AL CIBO in epoca di crisi alimentare abbracciando nell’analisi sia la strutturale insicurezza alimentare del mondo rurale, che produce alimenti senza averne a sufficienza per la propria popolazione, sia l’emergente difficoltà alimentare dei ceti medio-bassi delle aree urbane, rimettendo al centro delle politiche alimentari e socio-economiche il diritto al cibo.

ASSEMBLEE

Saranno la sede di un confronto interno alle tre realtà sociali che il Forum ha deciso di porre al centro dell’attenzione, donne, giovani e popoli indigeni, che si riuniranno in sessioni autonome. L’attenzione prioritaria a questi tre gruppi sociali è dovuta alla loro diffusa e ‘invisibile’ presenza nei diversi contesti territoriali e sociali che non attrae politiche e forme di promozione sociale ed economica specifiche e adeguate, oltre che rispetto.
Le riflessioni e le proposte che scaturiranno dai vari gruppi di lavoro e dalle assemblee verranno restituiti nella sessione plenaria conclusiva per una loro sintesi di respiro organico.


In rappresentanza della Fondazione Diritti Genetici saranno presenti al Forum Luca Colombo e Ali Rashid.


comunicati stampa ogm e biotecnologieSeicento delegati provenienti da oltre 90 paesi diversi. Sono questi i numeri del “Forum della Società Civile per la Sovranità Alimentare dei Popoli 2009” che si terrà a Roma dal 13 al 17 novembre prossimo. Organizzato da un Comitato Direttivo Internazionale formato da molte organizzazioni che rappresentano sia i produttori di alimenti sia le persone maggiormente colpite dall’attuale situazione di crisi, l’incontro si svolgerà in parallelo al Vertice Mondiale della FAO sulla Sicurezza Alimentare e coinvolgerà rappresentanti di organizzazioni non governative e i portavoce delle associazioni di piccoli produttori, contadini, pescatori, Popoli Indigeni, lavoratori bracciantili e del sistema agroalimentare, giovani delle aree rurali, donne e pastori insieme a esponenti delle comunità urbane che soffrono di insicurezza alimentare.
Fra i temi in agenda, la relazione tra mondo rurale e urbano, l’accesso agli alimenti e la sostenibilità ambientale e sociale della loro produzione e circolazione; il clima e i modelli di produzione che contribuiscono a raffreddare il pianeta e a ridurre la vulnerabilità delle persone ai cambi climatici; l’accesso alle risorse naturali, il fenomeno del land grabbing (la predazione delle terre fertili) e l’esigenza di assicurare il diritto alla terra rispettando l’uguaglianza di genere.

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