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Impossibile comprendere i percorsi della ricerca, gli obiettivi imprescindibili improvvisamente abbandonati, i prodotti promettenti che spariscono nel nulla e quelli che invece vengono inspiegabilmente "pompati", se non si conosce l'aspetto economico e finanziario che e' alla base del lavoro della ricerca scientifica.
Rispetto alle applicazioni biotecnologiche in campo agricolo l'aspetto economico e' preponderante. I principali programmi di ricerca sulle piante transgeniche (tolleranza agli erbicidi e resistenza ai parassiti) sono stati fin dall'origine disegnati in vista di un obiettivo ben preciso: incrementare la produzione di commodities, le materie prime alimentari che vengono ulteriormente lavorate prima di finire sugli scaffali. Per i consumatori del Primo mondo il taglio commerciale della ricerca biotech ha avuto un effetto immediato: i prodotti geneticamente modificati sono stati dispensati da tutta una serie di test clinici e tossicologici cui invece debbono sottoporsi le medicine, prima di arrivare sul bancone del farmacista.

Prendendo per buona la "sostanziale equivalenza" dei cibi ingegnerizzati con quelli naturali, le istituzioni pubbliche hanno dato carta bianca ai giganti dell'agrochimica. I tagli sui finanziamenti sia alla ricerca pubblica che agli organismi di controllo, hanno fatto il resto. Per il Terzo mondo le conseguenze si sono fatte sentire sul piano economico e sociale. Le grandi corporation dell'agrochimica utilizzano le nuove tecnologie per rendere gli agricoltori dei paesi del Terzo mondo ancora piu' dipendenti - sommando al pagamento degli additivi chimici anche quello dei brevetti sui semi - mentre le continue fusioni hanno finito con il concentrare la ricerca e i brevetti biotecnologici nelle mani di quattro o cinque giganti.

La stessa tendenza alla concentrazione si registra nei campi piu' innovativi della ricerca. Le stesse grandi corporation leader nel settore delle sementi geneticamente modificate, insieme ai noti giganti dell'informatica, si sono lanciate nel nuovo mercato delle nanotecnologie. Resta da chiedersi cosa accadrebbe se una decina di multinazionali riuscissero a produrre in proprio ogni derivato del carbonio? Che fine farebbero i paesi dell'OPEC? E che fine farebbero le fabbriche se, grazie ai nano-robot autoreplicanti, le macchine "cresceranno da sole"? Le possibilita' che si sono aperte nel momento in cui la scienza ha fatto irruzione in borsa sono paragonabili soltanto ai rischi sollevati dalla caccia al profitto immediato in un settore, come quello della ricerca, che richiede metodo, ripetizione e verifica.


 


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