OGM
e informazione
In generale i media rispondono alla complessità
del tema biotecnologie con un duplice atteggiamento: sul
piano della comunicazione legittimano modelli stereotipati
nel binomio positivo/negativo, sul quale vengono di volta
in volta declinate le questioni ambientali, sociali, economiche,
della salute; sul piano dell’informazione sembrano
offrire un prodotto o troppo complesso o troppo semplificato
, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo,
irrigidito sia nelle forme che nei contenuti. Su
entrambi i fronti del binomio positivo/negativo,
un’informazione stereotipata e insufficientemente
approfondita, anziché rispondere alla richiesta
di maggiore conoscenza espressa dal pubblico, ne alimenta
atteggiamenti pregiudiziali, ideologici e oppositivi.
In questo modo si rafforza il convincimento secondo
cui la formazione di un’opinione, nel passaggio
da individuale a pubblica, debba necessariamente legittimarsi
attraverso un’ appartenenza, uno schieramento,
che da lì in avanti non sarà più
possibile modificare ma soltanto rafforzare. L’informazione
e il suo destinatario restano nell’impossibilità
di una riflessione e di un approfondimento trasversali
e, sulla base del presupposto di volta in volta positivo
o negativo, declinano in modo semplicistico ogni aspetto
della questione.
Il
modello del confronto tra opinioni contrapposte,
spesso adottato, non fa che riaffermare tale binomio
come unica via di accesso al tema e alla possibilità
di formarsi un’opinione, ma, nel supposto tentativo
di giustificare/fondare le diverse posizioni, finisce
col delegittimarle entrambe. Nei duelli mediatici i
contendenti non riconoscono mai l’avversario come
portatore di contenuti, ma sempre e solo come portatore
di posizioni, e invece di contribuire all’approfondimento
del tema attraverso il confronto con la controparte,
contribuiscono al suo esaurimento attraverso la demonizzazione
dell’avversario. Che, come il contenuto di cui
è portatore, scompare.
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