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Food appropriation through large scale land acquisitions


Environmental Research Letters

Archivio Dal Mondo
30 giugno 2014
Dal 2000, le acquisizioni di terra fertile da parte degli investitori stranieri nei paesi in via di sviluppo ha raggiunto circa 32,8 milioni gli ettari, di cui 22 milioni destinati alla produzione agricola. Il fenomeno, motivato dalla crescente domanda globale di cibo, fibre e biocarburanti, e dall’instabilità dei prezzi dei beni alimentari nei mercati internazionali, è stato criticamente denominato “land grabbing” in quanto sta esacerbando i problemi di sicurezza alimentare e di malnutrizione già presenti nelle aree in questione.
I ricercatori del Politecnico di Milano e dell’Università della Virginia, basandosi sui contratti con una superficie superiore a 200 ettari firmati dalle aziende dell’agribusiness dal 2000 al 2013 riportati dal database Land Matrix , si sono proposti di determinare il quantitativo massimo di cibo potenzialmente producibile sui terreni acquisiti e il numero di persone che si potrebbero nutrire con questo raccolto.
L’analisi rivela che il 43% del land grabbing riguarda l’Africa, ma che i terreni più produttivi e capaci di maggiore resa sono quelli in Indonesia, Malesia, Papua Nuova Guinea e l’ex Sudan. Qui la produzione di riso, mais, canna da zucchero e palma da olio potrebbe aumentare rispettivamente del 308%, 280%, 148% e del 130%. Questi paesi potrebbero fornire da soli l’82% delle calorie ottenibili dalla coltivazione di tutte le terre acquisite, mentre la produzione agricola massima complessiva potrebbe sfamare tra 300 e 550 milioni di persone, di contro ai 190-370 milioni nutriti da tali terre con le attuali tecnologie.
Il problema, evidenziano i ricercatori, è che la produzione agricola ottenuta dagli investimenti è destinata prevalentemente ai mercati esteri, mentre nella maggior parte dei paesi si registra un inasprimento delle condizioni di sussistenza delle popolazioni locali, dovuto alla mancanza di politiche di tutela e controllo dei fenomeni speculativi.
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